Quanta Acqua Consumiamo

La Situazione Nel Mondo

 

Dall’Africa Subsahariana all’America Latina, dal Bangladesh al Medio Oriente, il mondo ha sete. Il 12% della popolazione mondiale usa l’85% del bene più prezioso del pianeta. Se uno statunitense usa al giorno 425 litri di acqua, un italiano 237 e un francese 150, in Madagascar non supera i 10 litri la disponibilità media giornaliera pro capite di questa risorsa. Un bambino nato in un paese industrializzato consuma acqua da 30 a 50 volte più di un bambino di un paese in via di sviluppo. Si disegna uno scenario fatto di sprechi inauditi da un lato, e penurie incolmabili dall’altro.
Sono 1,6 miliardi le persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile; 2,6 miliardi non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base; 2,4 miliardi di persone – più di un terzo della popolazione mondiale – non hanno a disposizione impianti fognari adeguati, 5 milioni muoiono ogni anno per malattie legate all’acqua, di cui 1,8 milioni sono bambini (4.900 al giorno, in 8 mesi tutti i bambini d’Italia). Se queste cifre fanno paura, le previsioni per il futuro sono ancora meno rassicuranti. Secondo diversi studi, entro il 2025 è destinato a salire a 3,5 milioni il numero di persone che non avranno accesso alla risorsa più preziosa del millennio, generando una crisi idrica di proporzioni enormi. Il che vuol dire una disponibilità pro capite annua inferiore a mille metri cubi. Al di sotto di 500 metri cubi pro capite la sopravvivenza della popolazione è gravemente compromessa.

Diverse le cause, tutte, però, più o meno riconducibili allo sfruttamento dell’uomo: la devastazione ecologica; l’inquinamento (nei paesi in via di sviluppo il 90% dell’acqua di scarico viene riversata direttamente nei fiumi, provocando ogni anno 250 milioni di malati); la diminuzione delle precipitazioni (nel 2009 circa il 20% in meno rispetto alle medie degli anni precedenti, conseguenza del climate change); la deforestazione e conseguente desertificazione; le privatizzazioni; gli sprechi (domestici e non). Si calcola che il 65% dei consumi totali di acqua siano imputabili all’agricoltura, l’attività più idrovora in assoluto, anche più dell’industria (per produrre una tonnellata di cereali servono mille tonnellate di acqua).

In Europa. A gennaio 2010 il Forum di Davos, a proposito dell’acqua, giungeva a conclusioni lapidarie: il nostro è un “mondo che sta fallendo”. Dall’Africa alla Cina, dagli Stati Uniti all’Europa nessun luogo è immune dalla crisi idrica. Come fa notare l’Ierpe (Institut européen de recherche sur la politique de l’eau) non è un problema di penuria fisica, bensì economica. Una delle ragioni principali del non accesso all’acqua per miliardi di persone non è, infatti, la mancanza di questa risorsa nelle regioni dove abitano, ma la povertà. L’impossibilità di accedere alle tecnologie che permetterebbero di disporre di questo bene. La carenza di risorse idriche coinvolge dunque il sud del pianeta quanto il nord. L’occidente, però, è anche soggetto di uno strano controsenso, il cosiddetto “paradoxe de l’eau”: pur essendo una risorsa vitale ed esauribile, si continua a sprecarla.

Il 16% della popolazione europea non ha accesso all’acqua potabile, l’11% di essa e il 17% dei suoi territori sono stati affetti da scarsità. Negli ultimi trent’anni la siccità è costata agli stati europei 100 miliardi di euro.
In tutta Europa, il 44% dell’acqua estratta viene utilizzato per la produzione di energia, il 24% per l’agricoltura, il 21% per l’approvvigionamento idrico pubblico e l’11% per l’industria.
In Europa la gestione delle acque è legata a una serie di questioni mai risolte. La più importante è la mancanza di un’autorità riconosciuta, che possa realmente governare la politica dell’acqua a livello di bacino idrografico, ripartendo in modo sostenibile la risorsa per ogni uso. Occorrerebbe – secondo il Cipsi – ridare autorevolezza alle autorità di bacino, gli enti deputati al governo dell’acqua.
Secondo un’indagine Eurobarometro i cittadini europei sono consapevoli del problema; circa il 68% pensa che la qualità dell’acqua nei loro paesi sia un problema grave. I più preoccupati sono i Greci (il 90% del paese), i più sereni gli Austriaci (solo il 26%). Per il 37% degli europei la qualità dell’acqua nel paese di appartenenza è deteriorata negli ultimi 5 anni, contro il 27% che percepisce un miglioramento.L’inquinamento chimico (75%) ed il clima (50%) sono percepiti come le principali minacce alle risorse idriche, su cui secondo una percentuale altissima (85%) avranno effetto anche i cambiamenti climatici.

La Situazione in Italia

Qual è la situazione della risorsa idrica in Italia? In nostro Paese non ne rischia la mancanza, almeno per il momento. Vero è, però, che alcune regioni, soprattutto quelle meridionali, devono ripetutamente fare i conti la scarsità di acqua.

Secondo i dati di Solidarietà e cooperazione – Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale), il Belpaese spreca l’acqua in maniera ingente: quotidianamente si perdono dalle condutture 104 litri d’acqua per abitante, pari al 27% di quella prelevata; ogni italiano consuma in media 237 litri di acqua al giorno: 39% per bagno e doccia, 20% per sanitari, 12% per bucato, 10% per stoviglie, 6% per cucina, 6% per giardino e lavaggi auto, 1% per bere e 6% per altri usi. A fronte di questi dati, 1/3 dei cittadini non ha un accesso regolare e sufficiente alla risorsa idrica: 8 milioni non hanno l’acqua potabile e 18 milioni la bevono non depurata. E mentre circa il 15% della popolazione totale ogni estate è sotto la soglia minima del fabbisogno idrico e il 36% del territorio siciliano è desertificato, 95 milioni di litri di acqua vengono usati ogni anno per l’innevamento artificiale!

Il servizio, le reti. Il problema non è la mancanza di acqua in sé, quanto le tecnologie necessarie a renderla buona da bere. Il servizio di acquedotto copre il 95,9% della popolazione (con una rete totale di 337.452 km), per il servizio di fognatura si copre l’84,7% (con una rete totale di 164.473 km) e per quello di depurazione si arriva al 70,4%. I dati del Rapporto Blue Book 2009 (realizzato da Utilitatis- Centro di ricerca sui servizi pubblici) mostrano un paese reale lontano da quello ideale, e forse sconosciuto ai più. Gli interventi sono necessari e urgenti, ma anche molto costosi. Secondo l’indagine, il fabbisogno di investimenti corrisponderebbe a 60,52 miliardi di euro in 30 anni (2,02 miliardi medi all’anno). Di questi il 49,7% sarebbero diretti al comparto acquedottistico (sia per nuove reti e impianti che per manutenzione) mentre il 48,3% alla fognatura e depurazione

Acqua a peso d’oro. Ciò che pesa è l’instabilità normativa che circonda il settore dei servizi pubblici locali e in particolare l’acqua: questo rende difficile l’avvio delle opere e il reperimento dei fondi necessari. Naturalmente la privatizzazione della gestione dell’acqua prevista dal Decreto Ronchi non ha fatto che peggiorare la situazione. A dimostrarlo sono le stesse cifre del rapporto Blue Book, che ha confrontato per il 2009 le tariffe tra gestioni private e in house: le prime sono aumentate del 12% rispetto alle previsioni, nel secondo caso il dato è rimasto praticamente costante (solo l’1% in più).

Legge Ronchi

La privatizzazione della gestione dell’acqua prevista dal Decreto Ronchi avrà come effetto collaterale un aumento delle tariffe. A dimostrarlo sono le cifre del rapporto Blue Book 2009 (realizzato da Utilitatis- Centro di ricerca sui servizi pubblici) che ha confrontato per il 2009 le tariffe tra gestioni private e in house: le prime sono aumentate del 12% rispetto alle previsioni, nel secondo caso il dato è rimasto praticamente costante (solo l’1% in più).
La privatizzazione dell’acqua, infatti, non influisce tanto sulla qualità del servizio, sottolinea il Cipsi, quanto sull’aumento delle tariffe: “Le stime per il futuro parlano di un 35% in più, a fronte di un servizio che rimarrà pressoché identico. Quanti privati, infatti, saranno disposti a investire miliardi di euro per il completamento e la manutenzione delle infrastrutture del servizio idrico?”

Mettere l’acqua sul mercato. L’Italia ha scelto di passare dall’acqua come bene comune a bene privato. Il via libera definitivo al decreto Ronchi è arrivato a novembre 2011. La riforma dell’acqua, passata anche alla Camera con 302 voti favorevoli e 263 contrari, è legge e comporta la privatizzazione della sua gestione.
La norma prevede due modalità in via ordinaria e un’altra in via straordinaria. Si stabilisce così che la gestione del servizio idrico debba essere affidato ad un soggetto privato scelto tramite gara ad evidenza pubblica, oppure ad una società mista (pubblico-privato), nella quale il privato sia stato scelto sempre con gara. Terza ipotesi, ed è il caso straordinario, la gestione del servizio idrico può essere affidata (“in casi eccezionali”) in via diretta, cioè senza gara, ad una società privata o pubblica. In questa eventualità, però, si deve in primo luogo trattare di una società in house, ossia una società su cui l’ente locale esercita un controllo molto stretto; in secondo luogo, l’ente locale deve presentare una relazione all’ Antitrust in cui motiva la ragione dell’ affidamento senza gara. Infine, l’Antitrust deve dare il proprio parere.
L’articolo 15 della legge Ronchi, in particolare, da un lato ribadisce come la proprietà dell’acqua sia pubblica; dall’ altro però, manda in pensione tutte le gestioni in house entro il 31 dicembre 2011. A meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non sia per il 40% affidata a privati. Gli enti locali, insomma, dovranno mettere sul mercato l’acqua.

Acque minerali: Italia al terzo posto per consumi pro capite. In Italia, tuttavia, avverte il Cipsi e lo ricorda nella giornata mondiale dedicata del 22 marzo, l’oro blu è già per certi versi una merce, che alimenta un business da più di 5 miliardi e mezzo di euro all’anno: quello delle acque minerali. Nel mondo si consumano 120 miliardi di litri di acqua imbottigliata, con un mercato che vale 80 miliardi di dollari. L’Europa Occidentale consuma 1/3 del totale, pur avendo solo il 6% della popolazione mondiale, e produce circa 38 miliardi di litri (33,7 acque minerali e 4,1 di acque di sorgente). Nel mercato mondiale, l’Italia si colloca al terzo posto per consumi pro capite, con 205, 6 litri (dopo Emirati Arabi e Messico) e 240 bottiglie per famiglia l’anno. Ma il made in Italy la fa da padrone anche nella produzione mondiale di minerale, con 325 marche e 192 fonti di approvvigionamento. Un’industria importante che dà lavoro a 7.000 addetti e imbottiglia 12 miliardi di litri, di cui oltre 1 miliardo esportato, pari al 10% della produzione.
Per trasportare l’acqua minerale prodotta ogni anno servono infatti 1.000.000 di Tir, che contribuiscono in modo significativo all’effetto serra: 350.000 sono le tonnellate di plastica Pet da smaltire per le bottiglie consumate, 665.000 le tonnellate di petrolio prodotte e 910.000 quelle di CO2 emesse nell’atmosfera. Per non parlare dell’assurdo peregrinare di bottiglie da Nord a Sud del paese. Capita, infatti, che in Sicilia bevano l’acqua minerale del Trentino o della Lombardia.

Acque minerali: Italia al terzo posto per consumi pro capite. In Italia, tuttavia, avverte il Cipsi e lo ricorda nella giornata mondiale dedicata del 22 marzo, l’oro blu è già per certi versi una merce, che alimenta un business da più di 5 miliardi e mezzo di euro all’anno: quello delle acque minerali. Nel mondo si consumano 120 miliardi di litri di acqua imbottigliata, con un mercato che vale 80 miliardi di dollari. L’Europa Occidentale consuma 1/3 del totale, pur avendo solo il 6% della popolazione mondiale, e produce circa 38 miliardi di litri (33,7 acque minerali e 4,1 di acque di sorgente). Nel mercato mondiale, l’Italia si colloca al terzo posto per consumi pro capite, con 205, 6 litri (dopo Emirati Arabi e Messico) e 240 bottiglie per famiglia l’anno. Ma il made in Italy la fa da padrone anche nella produzione mondiale di minerale, con 325 marche e 192 fonti di approvvigionamento. Un’industria importante che dà lavoro a 7.000 addetti e imbottiglia 12 miliardi di litri, di cui oltre 1 miliardo esportato, pari al 10% della produzione.
Per trasportare l’acqua minerale prodotta ogni anno servono infatti 1.000.000 di Tir, che contribuiscono in modo significativo all’effetto serra: 350.000 sono le tonnellate di plastica Pet da smaltire per le bottiglie consumate, 665.000 le tonnellate di petrolio prodotte e 910.000 quelle di CO2 emesse nell’atmosfera. Per non parlare dell’assurdo peregrinare di bottiglie da Nord a Sud del paese. Capita, infatti, che in Sicilia bevano l’acqua minerale del Trentino o della Lombardia.

Se l’impatto ambientale è notevole, quello economico non scherza. L’acqua del rubinetto, infatti, costa in media circa 0,001 euro a litro, a fronte dei circa 26 centesimi di euro della minerale. Si spendono cioè, per quest’ultima, dalle 500 alle 1000 volte in più. Nonostante ciò, gli italiani continuano a bere dalla bottiglia, spesso preferendola al rubinetto. In alcune regioni si arriva addirittura a usare solo acqua imbottigliata. Poco, infatti, si sa a proposito di quella che arriva nelle nostre case, prelevata per la stragrande maggioranza (85%) dalle falde sotterranee. Si tratta dunque, di quella più sicura, rispetto al 70-88% prelevato nel resto d’Europa dai fiumi e dai laghi.

Quanta acqua consumiamo con le nostre azioni quotidiane?
Per fare un bagno in vasca si consumano mediamente fra i 120 e i 160 litri di acqua.
Per fare una doccia di 5 minuti se ne consumano dai 75 ai 90 litri.
Per una doccia di 3 minuti: dai 35 ai 50 litri.
Ogni volta che tiriamo lo sciacquone: 16 litri
Ogni volta che ci laviamo le mani: 1,4 litri
Per lavarsi i denti lasciando scorrere l’acqua: 30 litri
Per lavarsi i denti senza lasciar scorrere l’acqua: 2 litri
Per bere e cucinare: circa 6 litri al giorno a persona
Per lavare i piatti a mano: 20 litri
Per un carico di lavastoviglie: 40 litri
Per un carico di lavatrice: 80 – 120 litri
Per lavare l’auto (utilizzando un tubo di gomma): 100 – 800 litri
Per il condizionamento di un palazzo di 8 piani: 3.000.000 litri al giorno.
Un rubinetto che gocciola: 5 litri al giorno

Quantità di acqua necessaria all’agricoltura e all’industria
-10 litri per produrre 1 litro di benzina
-30 litri per produrre 1 litro di birra
-100 litri per produrre 1 kg di carta
-1500 litri per produrre 1 kg di grano
-4500 litri per produrre 1 kg di riso
-100.000 litri per produrre 1 kg di alluminio

Consumi pro capite d’acqua per solo uso domestico:
-Europa e Nord America: da 30 a 600 litri
-Asia e Sud America: da 10 a 50 litri
-Africa: da 10 a 40 litri

I consumi di acqua potabile in Italia
200 mc all’anno- Consumo di una famiglia media
10% – Consumo per usi alimentari nelle abitazioni rispetto ai consumi totali
90%- Del totale i comuni in cui si consumano tra i 100 e i 250 litri al giorno per abitante

Chi ne consuma di più (litri al giorno per abitante)
Salerno 264
Massa 253
Pescara 251
Novara 245
Torino 243

Chi ne consuma di meno (litri al giorno per abitante)
Agrigento 100
Caltanissetta 103
Nuoro 119
Arezzo 120
Bergamo 128

Costo acqua potabile (Prezzo medio in euro per metro cubo)
8 miliardi di euro- Valore complessivo del mercato
2009- 1,19 euro
2010- 1,32 euro
2020- 1,51 euro

In occasione della Giornata mondiale per l’acqua del 22 marzo indetta dall’Onu nel 1992, Solidarietà e cooperazione – Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale), diffonde dieci consigli attraverso i quali risparmiare acqua. Eccoli.

1- IL FRANGIGETTO: miscela aria ed acqua, si applica a rubinetti e doccia, costa poco e fa risparmiare migliaia di litri d’acqua… e soldi sulla bolletta.

2- MANUTENZIONE: un rubinetto che sgocciola spreca anche 100 litri al giorno, basta una piccola riparazione per risparmiare acqua e denaro.

3- DOPPIO SCIACQUONE: ogni scarico in bagno sono 10 litri. Lo scarico a getto differenziato fa risparmiare da 20.000 a 26.000 litri l’anno.

4- DOCCIA E’ MEGLIO: il bagno nella vasca è piacevole ma costa 150 litri ogni volta. Il triplo della doccia!

5- OCCHIO AL RUBINETTO: quando ci laviamo i denti o ci facciamo la barba non serve tenere il rubinetto aperto di continuo!

6- LAVARE I PIATTI: non farlo con l’acqua corrente, raccoglila nel lavello, si risparmiano migliaia di litri all’anno.

7- ELETTRODOMESTICI: usate lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico. Risparmierete acqua ed energia.

8- IL GIARDINO: innaffiate il giardino alla sera e, se potete, usate i sistemi di irrigazione a micro-pioggia programmabili.

9- LAVAGGIO AUTO: per lavare la macchina si impiegano circa 30 minuti. Usa un secchio pieno! Lasciare il tubo con l’acqua aperta per tutto il tempo crea uno spreco di 130 litri ogni lavaggio.

10- ACQUA CALDA: quanta acqua scorre a vuoto mentre aspettiamo che raggiunga la temperatura desiderata? Basterebbe isolare bene le condutture per ridurre i tempi di attesa, risparmiando acqua ed energia.

Di: Redattore Sociale

Fonte: http://social.tiscali.it/articoli/speciali/11/03/01_acqua_mondo.html